È stato uno dei suoi uomini che mi ha conciato in questo modo. Signor tenente, badate che non vi sfugga!... Egli è uno dei filibustieri!...

Un urlo, ma questa volta non più di spavento, bensì di furore, scoppiò da tutte le parti, seguito da uno sparo e da un grido di dolore. Carmaux, ad un cenno del Corsaro, aveva alzato rapidamente il moschettone, e con una palla ben aggiustata aveva abbattuto il biscaglino.

Era troppo!... Venti archibugi si alzarono verso la finestra occupata dal Corsaro, mentre la folla urlava a squarciagola:

- Accoppate quelle canaglie!...

- No, prendeteli ed appiccateli sulla plaza.

- Arrostiteli vivi!...

- A morte!... A morte!...

Il tenente con un rapido gesto aveva fatto abbassare i fucili, e spintosi sotto la finestra, disse al Corsaro, che non si era mosso dal suo posto, come se tutte quelle minacce non lo riguardassero:

- Mio gentiluomo, la commedia è finita: arrendetevi!

Il Corsaro rispose con un'alzata di spalle.

- Mi avete capito? - gridò il tenente, rosso di collera.

- Perfettamente, signore.

- Arrendetevi o farò abbattere la porta.

- Fatelo, - rispose freddamente il Corsaro. - Vi avverto solo che il barile di polvere è pronto e che farò saltare la casa assieme ai prigionieri.

- Ma salterete anche voi!

- Bah!... Morire in mezzo al rimbombo delle fumanti rovine è da preferirsi alla morte ignominiosa, che voi mi fareste subire dopo la mia resa.

- Vi prometto salva la vita.

- Delle vostre promesse non so che cosa farne, poiché so che cosa valgono. Signore, sono le sei pomeridiane ed io non ho ancora fatta colazione. Mentre decidete sul da farsi, andrò a mangiare un boccone assieme al conte di Lerma ed a suo nipote e faremo il possibile per vuotare un bicchiere alla sua salute, se la casa non salterà in aria prima.

Ciò detto il Corsaro si levò il cappello, salutandolo con perfetta cortesia e rientrò lasciando il tenente, i soldati e la folla più stupiti e più imbarazzati che mai.

- Venite, miei bravi, - disse il Corsaro a Carmaux e a Wan Stiller. - Credo che avremo il tempo necessario per scambiare due chiacchiere.

- E quei soldati? - chiese Carmaux, che non era meno stupito degli spagnuoli per il sangue freddo e l'audacia, assolutamente fenomenali del comandante.

- Lasciamoli gridare se lo vogliono.

- Andiamo a fare la cena della morte adunque, mio capitano.

- Bah!... L'ultima nostra ora è più lontana di quello che tu credi, - rispose il Corsaro. - Aspetta che calino le tenebre e tu vedrai quel barilotto di polvere fare dei miracoli.

Entrò nella stanza senza spiegarsi di più, andò a tagliare le corde che imprigionavano il conte di Lerma ed il giovanotto e li invitò a sedersi al desco improvvisato, dicendo loro:

- Tenetemi compagnia, conte, ed anche voi, giovanotto; conto però sulla vostra parola di nulla tentare contro di noi.

- Sarebbe impossibile intraprendere qualche cosa, cavaliere, - rispose il conte sorridendo. - Mio nipote è inerme e poi so ormai quanto sia pericolosa la vostra spada. E così, che cosa fanno i miei compatrioti?... Ho udito un baccano assordante.

- Per ora si limitano ad assediarci.

- Mi rincresce dirvelo, ma temo, cavaliere, che finiranno coll'abbattere la porta.

- Io credo il contrario, conte.

- Allora vi assedieranno e presto o tardi vi costringeranno alla resa. Vivaddio! Vi assicuro che mi dispiacerebbe di vedere un uomo così valoroso ed amabile come siete voi, nelle mani del Governatore. Quell'uomo non perdona ai filibustieri.

- Wan Guld non mi avrà. È necessario che io viva per saldare un vecchio conto che ho da regolare con quel fiammingo.

- Lo conoscete?

- L'ho conosciuto per mia sventura, - disse il Corsaro, con un sospiro. - E stato un uomo fatale per la mia famiglia e se sono diventato filibustiere lo devo a lui. Orsù, non parliamo più di ciò; tutte le volte che penso a lui io mi sento il sangue saturarsi d'odio implacabile, e divento triste come un funerale. Bevete, conte. Carmaux, che cosa fanno gli spagnuoli?

- Stanno confabulando tra di loro, comandante, - rispose il filibustiere che tornava allora dalla finestra. - Pare che non sappiano decidersi ad assalirci.

- Lo faranno più tardi, ma forse noi allora non saremo più qui. Veglia sempre il negro?

- È sul solaio.

- Wan Stiller, porta da bere a quell'uomo.

Ciò detto il Corsaro parve s'immergesse in profondi pensieri, pur continuando a mangiare. Era diventato più triste che mai, e preoccupato, tanto da non udire nemmeno più le parole che gli rivolgeva il conte.

La cena terminò in silenzio, senza che venisse interrotta. Pareva che i soldati, malgrado la loro rabbia ed il vivissimo desiderio che avevano di appiccare e di bruciare vivi i filibustieri, non sapessero prendere alcuna decisione. Non già che difettassero di coraggio, anzi, tutt'altro, o che paventassero lo scoppio del barile, poco importava loro che la casa saltasse in aria; temevano pel conte di Lerma e per suo nipote, due persone ragguardevoli della città e che volevano ad ogni costo salvare.

Le tenebre erano già calate, quando Carmaux avvertì il Corsaro che un drappello di archibugieri, rinforzato da una dozzina di alabardieri, era giunto, occupando lo sbocco della viuzza.

- Ciò significa che si preparano ad intraprendere qualche cosa, - rispose il Corsaro. - Chiama il negro.

L'africano, dopo qualche minuto, si trovò dinanzi a lui.

- Hai visitato accuratamente il solaio? - gli chiese.

- Sì, padrone.

- Vi è nessun abbaino?

- No, ma ho sfondato una parte del tetto e per di là possiamo passare.

- Non vi sono nemici?...

- Nemmeno uno, padrone.

- Sai dove possiamo discendere?...

- Sì, e dopo un breve cammino.

In quel momento una scarica formidabile rintronò nella viuzza, facendo tremare tutti i vetri. Alcune palle, attraversate le persiane delle finestre, penetrarono nella casa, foracchiando le pareti e scrostando le volte delle stanze.

Il Corsaro era balzato in piedi snudando con un rapido gesto la spada.