Li seguirò, disse, e gli occhi gli schizzavano quasi dalla testa, mentre strisciava via in fretta dietro la scia del branco.

La foca bianca ci segue, gridò Patalamon. Questa è la prima volta che io vedo

una foca venire da sé al macello.

Ssss! Non ti voltare a guardarla, disse Kerick. E’ proprio lo spirito di Zaharrof. Bisogna che ne parli al prete.

I macelli erano a solo mezzo miglio di distanza, ma ci volle un’ora per percorrerlo, perché se le foche correvano troppo, Kerick sapeva che si sarebbero scaldate, e allora la pelle veniva via a pezzi quando si scuoiavano.

Così andarono avanti molto lentamente, passarono l’istmo del Leone Marino e la

Casa Webster, finché giunsero al mattatoio, appena fuori di vista delle foche

della spiaggia.

Cotick li seguiva ansante e meravigliato. Gli pareva di esser giunto in capo

al mondo, ma il frastuono delle faniglie di foche dietro a lui risuonava come

il fragore di un treno sotto una galleria. Kerick sedette sul muschio e tirò

fuori un grosso orologio di nichel; aspettò una mezz’ora che il branco si rinfrescasse, e Kotick udiva la nebbia sciogliersi e sgocciolare dalla visiera

del suo berretto. Poi apparvero dieci o dodici uomini tutti armati di una mazza ferrata lunga tre o quattro piedi; Kerick indicò loro una o due foche

del branco, che erano state morsicate dalle compagne o erano troppo accaldate,

e gli uomini le spinsero da parte a pedate con i grossi scarponi fatti colla

pelle del collo di tricheco e Kerick disse: Andiamo!…

E allora gli uomini cominciarono a dar mazzate sulla testa delle foche più

rapidamente che potevano.

Dieci minuti dopo il piccolo Kotick non riconosceva più i suoi amici, poiché

le loro pelli erano rovesciate dal naso alle pinne posteriori, strappate via e

buttate a terra in un mucchio.

Kotick non volle vedere altro. Fece dietrofront e via di galoppo (una foca può

galoppare rapidamente per un breve tempo) verso il mare con i piccoli baffi

irti dall’orrore. All’istmo del Leone Marino, dove i grossi leoni marini se ne

stanno accovacciati a farsi lambire dalle onde schiumeggianti, si buttò a capofitto colle pinne alzate dentro l’acqua fresca e si lasciò cullare dalle

onde, boccheggiando da far pietà.

Che c’è? chiese un leone marino con voce burbera, poiché di regola i leoni

marini vivono appartati.

Seooehnie! Oehen seooehnie! Sono solo, disperatamente solo! disse Kotick.

Stanno ammazzando tutti gli hollusehiekie su tutte le spiagge!

Il leone marino volse la testa verso terra.

Sciocchezze! disse; i tuoi amici fanno il solito baccano. Avrai forse visto il

vecchio Kerick far repulisti di un branco. Sono trent’anni che fa questo mestiere.

E’ orribile, disse Kotick indietreggiando mentre una ondata gli passava sopra.

Si rinfrancò con un colpo ad elica delle pinne, che lo portò tutto ritto a tre

pollici di distanza da una irta scogliera.

Ben fatto per un piccino di un anno! disse il leone marino che sapeva apprezzare un buon nuotatore. Capisco che dal tuo punto la cosa appaia piuttosto terribile, ma se voi foche tornate qui tutti gli anni, naturalmente

gli uomini lo vengono a sapere, e se non riuscite a trovare un’isola dove nessun uomo possa arrivare, sarete sempre trascinate al macello.

Ma esiste una tale isola? cominciò Kotick.

Io ho seguito il poltoos, l’ippoglosso, per vent’anni e non posso dire di averla ancora trovata Ma senti… giacché mi pare che ti faccia molto piacere

parlare con chi ne sa più di te, perché non vai all’isolotto del Tricheco a

parlare con Sea Witch? Potrebbe saperne qualcosa. Ma non aver tanta furia adesso. E’ una nuotata di sei miglia, e, se fossi in te, uscirei fuori a fare

prima un sonnellino, piccino mio.