- Già! Gli affari di Gianni vanno dunque bene.
- Benissimo. Ma il clima non gli va, e quindi conta di tornarsene al più presto: troverà da fare anche qui. Giuseppe, poi, riavrà il suo posto alla Banca. Me lo ha assicurato lo stesso direttore, quando ho riscosso il vaglia. Oh, per questo non posso lamentarmi: bravi ragazzi, che, dopo la disgrazia del padre, sono stati la mia consolazione. Allora, Merlin?
Egli pareva adesso preso da un subito calcolo. Abbassò la grossa testa irsuta e si afferrò il largo mento con la mano animalesca di antico manovale. C’era in tutta la sua persona qualche cosa di trogloditico, come se egli fosse sbucato da tutti quei monti di laterizî, dalle dune di pozzolana o meglio ancora dagli scavi intorno.
- Adesso vediamo. La somma l’hai pronta, dunque? Avrei un appartamento di quattro camere e cucina: costa molto di più; ma potrei prelevare le tue due camere. Ti va?
Le andava benissimo.
- Lasciami prima parlare con Giuseppe, che verrà domani in licenza.
- Va bene. E tu, adesso, con chi stai?
- Con chi vuoi che stia? Sola, col pensiero dei miei ragazzi. E tu, che fai? Ho sentito dire che finalmente ti decidi a prender moglie.
Sul viso pietroso di lui si diffuse un’aria giovanile: e con la sua voce grassa cadenzata egli confermò la notizia. La donna insisté:
- Sappiamo che è ricca e brava. Speriamo di conoscerla. Adesso…
Ella voleva dire: adesso che io e i miei ragazzi non siamo più bisognosi, è sperabile che il parente Merlin, noto per la sua fortuna e la sua spilorceria, non ci sfugga e finga di non conoscerci.
Disse invece, con l’evidente inquietudine di chi ha in casa un tesoro incustodito:
- Adesso bisogna che vada. Tornerò domani con Giuseppe.
Egli l’accompagnò fuori dello spiazzo della costruzione: passo passo l’accompagnò lungo il marciapiede fino allo svolto della strada, poi fino al 47
bar, dove volle offrirle un aperitivo, e, insomma, fino alla casa di lei per vedere in che stato si trovava l’appartamentino.
Era sempre lo stesso uomo, rigido e freddo come un gendarme, con la grossa testa piegata da un lato, per il peso forse dei calcoli e delle preoccupazioni; e lasciava che parlasse tutto lei, dapprima inorgoglita dalle attenzioni di lui, e poi lievemente eccitata dal bicchierino velenoso del bar: e lei parlava, trottolandogli accanto come un cagnolino nero; e sentiva finalmente che il denaro, come in una novellina popolare dei suoi tempi, ha la potenza di animare anche le statue di pietra.
La sua soddisfazione crebbe, anzi sbocciò in felicità grande, quando verso sera si vide arrivare d’improvviso il figlio Giuseppe.
Anche lui era felice, come del resto lo era stato sempre. Un sorriso d’angelo, rivolto a tutti ed a tutto, gli socchiudeva la lunga bocca sottile, sopra la quale un grande naso fino, dalle narici diafane, si protendeva a fiutare anch’esso di continuo qualche cosa che sapeva di buono. Gli occhi primaverili, poi, azzurri verdi lattei, erano ancora come la madre li aveva veduti al loro primo spalancarsi. E quando egli l’abbracciò, sebbene la stringesse forte con le sue lunghe braccia e le facesse sentire tutta l’asprezza del vestito militare, ella gli disse:
- Va là, mi sembri uno di quei soldatini di carta coi quali giocavi da ragazzo.
Per sembrarlo di più, egli si disarmò: aveva anche la rivoltella, lusso che un regalo del fratello gli aveva permesso; ed essendo carica, la mise sulla mensola alta della credenza; poi girò per la casa, fiutando l’odore del suo passato di ragazzo povero ma contento.
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