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Ratto contra l’Ispan Baiardo torna feroce, alzando or l’uno or l’altro piede; dove la fronte è da la stella adorna con la spada il baron veloce ‘l fiede; ma fiede indarno ed ei di ciò si scorna, ch’aver percosso debilmente crede: né sa che del corsier la pelle è tale che presso lei l’acciaro è molle e frale.
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Sibilando in giù cala il suo tagliente ferro di nuovo, e ‘l fier con maggior possa, sì che l’aspro corsier se ne risente, e china il capo sotto la percossa.
Ma poi di rabbia e di furore ardente gli dà con l’urto così fiera scossa che ‘l pagan cadde, e seco cadde insieme quella d’aver vittoria altera speme.
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana 37
ACTA G. D’Anna Thèsis Zanichelli Torquato Tasso Rinaldo
Canto secondo Q
37
Rinaldo che cader vede Isoliero, e che sua vita al fin n’andria ben tosto, perché giacea disteso in sul sentiero privo di forze, il primo ardir deposto, ratto il passo drizzò verso il destriero; e come giunto fu tanto d’accosto che ‘l potesse ferir, il pugno strinse: indi la mano impetuosa spinse.
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Con tal forza il campione il destrier tocca che quel che prima o poi mai non gli avvenne: di vermiglio color tinse la bocca il sangue ch’in gran copia a terra venne.
Fuor l’arco stral sì presto mai non scocca, né sì presto falcon batte le penne, come presto il corsier ver’ lui si volse, e co’ denti afferrargli il braccio volse.
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Si ritira il guerriero, e poi raddoppia il pugno, e lo colpisce in su la fronte.
Volto Baiardo i calci spinge a coppia, ch’avrian gettato a terra ogn’alto monte.
Sta su l’aviso, e forze ed arte accoppia insieme il cavalier di Chiaramonte: dove volge il destrier la testa o ‘l piede, ei ragirando il passo il luoco cede.
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Sempre al fianco gli sta, dove il cavallo non lui con morsi o con gran calci offenda, ché vuol che la destrezza, e no ‘l metallo, dal suo furor terribile il difenda; pur, mettendo una volta il piede in fallo, colpito fu d’aspra percossa orrenda: un calcio recevè nel destro fianco, e quasi sotto il colpo ei venne manco.
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana 38
ACTA G. D’Anna Thèsis Zanichelli Torquato Tasso Rinaldo
Canto secondo Q
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Non cadde già, ma si ritenne a pena; e se ‘l fier calcio era men scarso alquanto, con tal vigor fu tratto e con tal lena che gli avria l’armi insieme e l’ossa infranto.
Non qui Baiardo il suo furore affrena, ma ‘l cavalier riprese forze intanto: la seconda schivò crudel percossa ch’avea ver’ lui con maggior forza mossa.
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Non perciò i piedi a ferir vanno in vano, ma grossa quercia e tant’entro sotterra ascosa, quanto sorge alta dal piano, è da lor colta, rotta e posta a terra.
Rinaldo quei con l’una e l’altra mano, pria che gli tiri a sé, stringe ed afferra.
Cerca Baiardo uscir di questo impaccio, ma troppo è forte del nemico il braccio.
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Move indarno le gambe, indarno ancora per morderlo ver’ lui la bocca volta; si crolla indarno e s’alza e sbuffa, e fuora sparge anitrendo l’ira dentro accolta.
Durò tal zuffa lungo spazio d’ora: con gran vigore al fin, con forza molta, ma con arte maggior a terra il pone il gran figliuol del valoroso Amone.
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Sì come il mar che dianzi alto fremendo orribil si mostrava e minaccioso, lo suo sdegno e ‘l furor poi deponendo or tranquillo ed umil giace in riposo: così il destrier che prima era tremendo, ed in vista crudele e spaventoso, tócco il suol poi, si sta placido e cheto; ma serba de l’alter nel mansueto.
Op. Grande biblioteca della letteratura italiana 39
ACTA G. D’Anna Thèsis Zanichelli Torquato Tasso Rinaldo
Canto secondo Q
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Gli palpa il collo e gli maneggia il petto il cavaliero, e gli ordina le chiome; nitrisce quegli e mostra aver diletto, perché ‘l lusinga il suo signore, e come.
Rinaldo che se ‘l vede esser soggetto, e c’ha le furie sue già tutte dóme, la sella e ‘l resto a l’altro corsier toglie, e questo adorna de l’aurate spoglie.
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Era l’Ispan risorto allor che fêa col destrier pugna il giovinetto ardito; e vedendo ch’omai dómo l’avea, stava per lo stupor cheto e smarrito: ché ‘n membra giovenili ei non credea che fosse tal valore insieme unito.
Rinaldo lo saluta, e chiede poi s’alcun rio male ancora forse l’annoi.
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Ed inteso di no prendono il calle ove torse il destrier la lor ventura, che fuor di quella selva in una valle gli scorse al fine assai profonda e scura.
Scontrano ivi un guerrier che verdi e gialle le sopravesti avea su l’armatura, e dimostra a l’aspetto alto e superbo esser di gran vigore e di gran nerbo.
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